musica

  • Solar Orchestra
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Una musica, quella dei Solar Orchestra, che non sembra appartenere a nessun genere in particolare. Spazia tra accordi sincopati di origine jazz in un intarsio di sonorità oscuramente elettroniche, mentre i ritmi tribali echeggiano sullo sfondo.

  • Ensemble Modo Antiquo
    Articolo di: 
    Daniela Puggioni

    L’oratorio di Antonio Vivaldi è il secondo concerto del ciclo che l’Accademia Filarmonica Romana ha meritoriamente dedicato a questo straordinario musicista.

  • Poe. Ditirambi di musica oscura
    Articolo di: 
    Ivano Galletta

    Il grande pubblico conoscerà Poe come autore, ma quello di cui si parla poco è forse di come egli abbia poi influenzato i vari campi artistici, tra cui quello musicale.

  • Der Rosenkavalier
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Abbagliati dalla luce bianca delle colonne, nell’allestimento della coppia Squarciapino-Frigerio siamo introdotti tra le braccia di due amanti in tenero atteggiamento:

  • La Somnambule
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    Quando si ascolta la musica ridente di Hérold per La somnambule, ou L’arrivée d’un nouveau seigneur su libretto di Scribe e coreografie di Jean Aumer, non c’è quasi bisogno dell’ambientazione agreste per immaginarsi immersi in una natura tra Arles e Tarascona, vi si viene poiettati inconsapevolmente.

  • Mahler
    Articolo di: 
    Livia Bidoli - Teo Orlando

    Composto nel 2006 ed eseguito nel centenario (in vita) del musicista, il Concerto per Corno e Orchestra di Elliott Carter si nota soprattutto per una brillante orchestrazione dalle infinite e dodecafoniche variazioni. Alessio Allegrini al corno solista interpreta attentamente e con la giusta veemenza la partitura sincopata, ricca degli influssi di Prokofiev e Stravinskij oltre che del coevo Alban Berg.

  • PJ Harvey
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    L’immensa oscurità che avvolge questo album è teneramente sussurrata, le grida silenziate da richieste tradotte in sospiri, sembrano profilare nonostante la fine, un ancora tiepido ardore. Una storia d’amore con sé prima che con il “lui” continuamente ricordato. Una propria avventura nelle tenebre: un confronto che cresce con le canzoni seguenti, tutte allacciate da un percorso cullante, una nenia che si canta all’orecchio per moderare l’angoscia di chi trascorre notti insonni ad attendere l’avverarsi di un’utopia.

  • Jeanne D'Arc
    Articolo di: 
    Livia Bidoli

    L’oratorio in forma semiscenica richiesto da Ida Rubinstein ad Arthur Honegger è del 1835 mentre il Prologo è stato aggiunto solo nel 1844. Paul Claudel, autore del libretto, dopo un’iniziale riluttanza, fece un sogno ad occhi aperti che lo indirizzò immediatamente verso la composizione della prima parte che, anche nella riduzione scenica contiene dei tratti visionari, in linea con la storia di Jeanne.