Dopo la prova generale dello scorso 12 gennaio interamente devoluta a Medici Senza Frontiere, Die Zauberflöte (Il flauto magico) di Wolfgang Amadeus Mozart ha calcato il palco del Teatro Costanzi dal 13 al 21 gennaio con l'allestimento, ideato per La Fenice di Venezia nel 2015 in coproduzione con il Maggio Musicale Fiorentino, e la regia di Damiano Michieletto. Sul podio ha debuttato all'Opera di Roma il giovane direttore d’orchestra Michele Spotti che (nato nel '93) è stato da poco nominato Direttore musicale dell’Opera e dell’Orchestra Filarmonica di Marsiglia e che solo negli ultimi mesi ha debuttato alla Wiener Staatsoper, all’Opéra di Parigi e alla Tokyo City Philharmonic Orchestra.
Opera massonica per antonomasia, con Mozart iniziato Maestro proprio il 13 gennaio 1784 ala loggia "Zur Wohltätigkeit" ("Alla beneficenza") grazie alla mediazione dell'amico drammaturgo e massone Otto Heinrich von Gemmingen-Hornberg; con il libretto dell'altro massone Emanuel Schikaneder; Die Zauberflöte, è la penultima opera di Mozart e che con il Requiem ha molto piu' di quel che sembra a che spartire: ci riferiamo e rimandiamo anche al bel saggio Ambivalenze del Flauto magico a firma di Ernesto Napolitano* nel programma della serata.
Presentato il 30 settembre 1791 al Theater auf der Wieden di Vienna dove fu diretto proprio da Amadeus, non riscosse subito il successo che meritava, che giunse dopo qualche ripetuta rappresentazione. Questa a firma di Damiano Michieletto con la squadra inossidabile composta dallo scenografo Paolo Fantin, la costumista Carla Teti e il light designer Alessandro Carletti, è coadiuvata dai video a cura di Rocafilm.
Banchi di scuola, una grande lavagna nera che si trasformerà in uno schermo; un alunno con i bermuda e l'uniforme nera anni '50 o forse balilla; un professore statuario che entra dalla porta a sinistra del palco: il tenore Juan Francisco Gatell impersona Tamino alunno; il gigantesco basso-baritono canadese-americano John Relyea, è il sommo Maestro Sarastro. I due tasselli principali del puzzle sono già sistemati: il sacerdote e l'iniziando. La metafora della scuola è perfetta per raccontare questa storia tra i banchi, il cortile e la foresta.
Il serpente appare sulla lavagna per divorare Tamino: lo salvano le tre dame della Regina della Notte che in questo caso sono tre suore. L'Eroe-studente viene salvato dal Serpente: metafora della conoscenza del bene e del male e dei suoi pericoli? Le suore si invaghiscono di Tamino, come il libretto vuole. Dopodichè gli presentano la futura fiancée da salvare, in video: Pamina, figlia rapita da Sarastro alla Regina della Notte che lo incarica di ritrovarla. Tamino giunge al Tempio livido di rabbia, alchè il bravo Oratore Zachary Altman, sulla sedia a rotelle, gli pone la questione centrale della verifica di ciò che gli viene detto e quindi dell'ingenuità, nonchè credulità, di Tamino. Ergo, non farsi avviluppare dalle emozioni.
Nell'aula, che è il luogo centrale dell'allestimento, Tamino aveva conosciuto l'uccellatore Papageno, che è un bidello semplice e sprovvisto di quelle doti necessarie ad essere iniziato, difatti, a differenza di Pamino, non supererà le quattro prove e sarà subito tradito da quella del silenzio che non saprà osservare. Simpatico esempio dello stato di natura, che però non coadiuvato dallo Stato non permetterà di raggiungere quella massoneria ideale che prevede l'uguaglianza, come prefigurata da Lessing* (approfondimento nel libretto e qui un articolo di riferimento [2]). Markus Werba è un sempre preparatissimo e ironico Papageno che ha allietato tutti fino alla scena finale coi "papagini".
In tutti questi ditirambi, si oscilla tra il bullismo e le molestie di cui Monostatos - il tenore Marcello Nardis, assolutamente credibile e giustamente odioso (sic!) - è protagonista e subisce anche, cercando di violare Pamina, rapendola e mentendo financo a Sarastro.
L'alunna anche lei Pamina, è impersonata da Emőke Baráth, affermata soprano di ruoli mozartiani, i cui duetti con Gatell/Pamino sono assolutamente deliziosi nonchè divertenti, in particolare quello della regola del silenzio, emozionante. La Regina della Notte è invece il soprano Aleksandra Olczyk, che ha cantato la celebre Astrifiammante in numerose produzioni, e che è rappresentata come una povera donna abbandonata da sola in una stanzetta dalla quale hanno portato via la figlia, che però lei sembra non voler far crescere che con gli orsacchiotti.
Tornando a Tamino, che affronterà le quattro prove, ben metamorfizza lo Zeitgeist, lo sprito del tempo che si evolve con la civiltà, e quindi con l'istruzione, ecco perchè il luogo della scuola è perfetto rimando di questo cammino. Le prove sono dure per un adolescente e vanno anche aldilà della morte mutatis mutandis; sono prove laiche per un Parsifal dell'Amore in Occidente, che ha superato eresia catara e Tristano e Isotta, assicurando la discendenza per lui e la sua stirpe.
Papageno con Papagena assicureranno la discendenza al semplice uomo di natura roussauiano, che svolgerà altre funzioni, non di comando, bensì di subalternità.
L'ordine massonico ed etico cui Mozart è stato iniziato non verrà mai meno, financo nella sua musica, che però ha scritto una delle arie piu' indimenticabili e sferzanti per l'egoista e vendicativa Astrifiammante Regina della Notte: Der Hölle Rache (La vendetta dell'inferno); che in ogni caso perderà contro l'Illuminato e lungimirante Sarastro.
In definitiva, nonostante quella "società dell'uguaglianza" di Lessing sia utopica, saranno propugnati quei valori a suo fondamento: tra la foresta ed i banchi, tra il fuori sconosciuto e buio della foresta - che ricorda Der Freischütz di Weber - e l'interno di una vecchia aula. E quel Siddharta che non sperimenta i vizi, bensì solo l'errore, potrà preludere ad un nuovo corso (d'istruzione, anche!).
Per la musica mozartiana possiamo solo dire che è "incantata", magicamente come il suo flauto ed il Glockenspiel di Papageno: e che il Maestro Michele Spotti, con la sua vivacità e brillantezza, necessaria a questo singspiel noumenico, ci auguriamo di riaverlo presto alla guida sicura dell'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma. Tanti applausi per tutti i cantanti e per il Coro diretto da Ciro Visco e teatro festante e pieno.
Collegamenti:
[1] https://www.gothicnetwork.org/immagini/flauto-magico-6
[2] https://www.silviaronchey.it/articolo/2/405/Larpa-del-Gran-Maestro-I-dialoghi-di-Lessing-e-Herder-mettono-in-luce-larmonia-scaturita-dallunione-tra-Illuminismo-e-Neoplatonismo/
[3] http://www.operaroma.it