Uomini e caporali di Alessandro Leogrande. Nuovi schiavi bianchi

Articolo di: 
Daniela Puggioni
Uomini e caporali

Alessandro Leogrande è un giovane giornalista, nato nel 1977, vicedirettore del mensile Lo straniero e collaboratore de Il Corriere del mezzogiorno e Nuovi Argomenti: nei suoi libri si è occupato di problemi sociali, economici e politici. Il libro Uomini e caporali è incentrato sul problema del lavoro agricolo nella Puglia del nord, e descrive la condizione disumana dei nuovi schiavi e dei loro aguzzini: i caporali.

L'analisi è basata sull'efficace narrazione della lunga inchiesta, partita nel 2005 dalla coraggiosa denuncia di tre studenti polacchi, Arkadiusz, Wojcech  e Bartosz. Andati in Puglia per la raccolta dei pomodori, in quanto attratti dalla paga di sei euro per ogni cassone da tre quintali, come promesso dalla organizzatrice dei pullman, invece di un lavoro retribuito come stabilito, si sono ritrovati sfruttati e schiavi, controllati da caporali della loro stessa nazionalità. Vista la situazione hanno deciso la fuga e dopo essere riusciti a contattare il consolato, a differenza di molti altri, hanno trovato il coraggio di denunciare i loro aguzzini.

L'autore pone, opportunamente in evidenza, la continuità con il passato, quando i braccianti erano italiani, più poveri di oggi e descrive l'alleanza scellerata tra i piccoli proprietari ed i grandi latifondisti che generò violenza, morti e l'affermazione del fascismo.

Leogrande sottolinea come il problema dell'organizzazione e modernizzazione del lavoro agricolo nel meridione, dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, non sia stato affrontato e questo nel tempo ha generato il cambiamento di nazionalità degli schiavi ma non la soluzione del problema. Attraverso le testimonianze emerse dalla lunga indagine viene descritta la condizione di schiavitù che, secondo il giornalista, nella Puglia del nord è la peggiore, per la peculiare arretratezza di questa zona.

In questo contesto non bisogna dimenticare la presenza delle varie mafie e il controllo che esercitano sul territorio. Leogrande riporta anche la testimonianza del console onorario della Polonia per la regione Puglia, Domenico Centrone, imprenditore agricolo,che tra l'altro sottolinea la sostanziale ed indispensabile complicità, con i caporali, degli abitanti dei paesi vicini che non possono ignorare quello che avviene nei campi vicini.

Il giornalista accusa anche la mancanza nel Codice penale di un reato specifico di caporalato ed è per questo che la magistratura è costretta con difficoltà a ricorrere al reato di riduzione in schiavitù, più difficile da provare. Alla luce della storia italiana e delle battaglie sindacali di Giuseppe di Vittorio una tale lacuna è significativa. Solo nel 2007, dopo le inchieste di cui si parla anche in questo libro, i ministri Damiano e Ferrero hanno presentato un disegno di legge specifico, mai approvato a causa della caduta del governo Prodi.

Del resto anche l'indice di congruità che stabilisce un rapporto tra il raccolto e i lavoratori legalmente impiegati è ancora una chimera, mentre in paesi come Francia e Spagna è obbligatorio indicare sulle confezioni dei pomodori il produttore che li ha fatti raccogliere, impedendo così la frode fiscale e lo sfruttamento umano

Uomini e caporali di Alessandro Leogrande colma il colpevole e assordante silenzio della stampa nazionale sul caporalato, come quello che ci fu sui Casalesi, trattato solo dalla stampa locale, fino al libro denuncia di Roberto Saviano, Gomorra, Inoltre, leggendo Leogrande, i recenti avvenimenti di Rosarno in Calabria risulteranno molto più comprensibili.

Pubblicato in: 
GN9 Anno II 3 marzo 2010
Scheda
Titolo completo: 

Alessandro Leogrande

Uomini e caporali 
Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud

Strade Blu ed. Mondadori, 2008 pp.252, € 16,50