Parco della Musica. Tuxedomoon in Pink Narcissus

Articolo di: 
Teo Orlando
Tuxedomoon

Il 12 dicembre 2014, all’Auditorium Parco della musica, sono tornati ad esibirsi a Roma i Tuxedomoon (dopo un’assenza di tre anni, dato che avevano tenuto un concerto a Villa Ada nel luglio del 2011), una delle più sofisticate band di art rock, nata alla fine degli anni ’70 e ancora attiva. È stata la seconda tappa di un breve tour che li ha visti l’11 dicembre a Milano presso il Leoncavallo e il 14 dicembre a Bologna presso il Locomotiv, in occasione dell'uscita del disco, stampato solo in vinile (ma disponibile anche per il download in rete), contenente la nuova colonna sonora  di Pink Narcissus, lo scandaloso cult movie di James Bidgood, uscito per la prima volta nel 1971 e riproposto in una nuova versione all’Étrange Festival di Parigi nel 2011.

La formazione sul palco comprendeva i membri del trio “originario”, ossia Steven Brown (voce, piano, tastiere, sax e clarinetto), Blaine L. Reininger (voce, violino, viola e tastiere), e Peter Principle (basso e programmazione). Con loro sono comparsi sulla scena anche Luc Van Lieshout (tromba, flicorno e armonica) e Bruce Geduldig (che ha curato i live visuals e la messa in scena).

I Tuxedomoon oggi sono una band da culto per happy few (tant’è vero che all’Auditorium hanno suonato nella Sala Petrassi, che, pur gremita, non ospita più di 800 spettatori), ma anche al culmine del loro successo non hanno mai piegato il loro talento compositivo cedendo alle sirene dello show business per arricchirsi con hits che seguissero le logiche di mercato. Il loro intento è stato piuttosto quello di elaborare la loro ricerca compositiva disponendola su crinali di estrema raffinatezza e perfezionamento stilistico, superando ben presto i confini dei generi entro cui pure i critici volevano incapsularli, rileggendo diverse tradizioni musicali con nuovi moduli espressivi.

Pertanto, anche se nati nel clima del cosiddetto post punk nella San Francisco di fine anni '70, hanno quasi subito alternato le prime sonorità, cupe e lancinanti, con una sperimentazione degna delle avanguardie colte di matrice europea fino a toccare i confini del cabaret espressionista e del progressive meno barocco e più dissonante.

È singolare che il concerto sia cominciato proprio mentre nella Sala Santa Cecilia stava terminando l’esecuzione della Sinfonia n. 6 di Sergej Prokofiev, diretta da Valery Gergiev. Dico singolare perché la colonna sonora originaria di Pink Narcissus, oltre a musiche di Modest Musorgskij, comprendeva brani dalle musiche per il film Aleksandr Nevskij, scritte proprio da Prokofiev, autori a cui Brown & Reininger si sono palesemente ispirati (si ricordino alcuni dischi dove i due musicisti, senza usare peraltro la denominazione di Tuxedomoon, hanno elaborato raffinati motivi al confine con la classica contemporanea di sapore minimalista: ad esempio Croatian Variations, dove si avverte anche l’influsso della musica slava dell’Ottocento, da Modest Musorgskij ad Antonin Dvořák, e 1890-1990: One Hundred Years Of Music, dove l'influenza di Sergej Rachmanivov, Edvard Grieg, Franz Liszt e Manuel De Falla è assolutamente palese). E, a onta dei confini fittizi che spesso vengono interposti tra la musica cosiddetta “colta” e il rock, non pochi spettatori sono passati dalla Sala Santa Cecilia alla Sala Petrassi, per poter fruire di entrambi i concerti.

Poco dopo le 21,00 compaiono i cinque musicisti: il primo pezzo è “Dorian”, tratto proprio da Pink Narcissus: comincia come una ballata per solo piano, su cui però subito dopo si innestano la struggente viola elettrica di Reininger e il basso di Principle, che conferiscono al brano una singolare malinconia.

Tra i brani successivi spicca “Time to Lose”, dove il virtuosismo con gli strumenti ad arco di Reininger eccelle particolarmente, mentre il testo rimanda alla proposizione 7.0 del Tractatus logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein: “What a man wants/Can be said/In three words/[…] What we can't talk about/We pass over in silence” (“Ciò che un uomo vuole/può essere detto/In tre parole/[...] Su ciò di cui non si può parlare/si deve tacere”. Originale tedesco: “Wovon man nicht sprechen kann, darüber muss man schweigen”).

Segue poi, dall’ultimo album in studio, Vapour Trails, “Muchos colores”, brano dedicato al subcomandante Marcos e cantato in spagnolo, dai toni soffusi e vellutati. Il testo, breve e aforismatico, analizza il rapporto tra verità e menzogna, e tra il male e la speranza che possa essere sconfitto, affidandosi a una citazione dal grande scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán: “Se puede ver parte de la verdad y no reconocerla. Pero es imposible contemplar el mal y no reconocerlo” (“Si può vedere una parte della verità e non riconoscerla. Ma è impossibile vedere il male e non riconoscerlo”).

Il concerto continua con “Toreador del Amor”, brano semi-jazzato, che un po’ ammicca ai migliori Police e alla produzione degli stessi Tuxedomoon di metà anni ‘80; sempre attingendo da Pink Narcissus eseguono "Willie", che comincia con toni sommessi e oscuri, convogliati dal sintetizzatore e da una chitarra lievemente distorta, mentre sullo sfondo si stagliano dei fiati ebbri e sognanti.

Mentre sullo schermo si susseguono brani da vari film e animazioni visive, il gruppo presenta uno dei brani classici della sua produzione, “In the Name of Talent (Italian Western Two)”, dove sembra di essere immersi nelle atmosfere dei Joy Division; segue poi “Still Small Voice”, con un testo particolarmente intenso dovuto a Blaine Reininger (It descends from the clouds, a miraculous event/Like a still small voice that says it's all one thing/One thing perfect and beautiful/A death defying leap/This leaden world gone gold/A miracle occurs" - "Discende dalle nuvole, un evento miracoloso/Come una quieta piccola voce che dice che tutto è un'unica realtà/Un qualcosa di perfetto e bello/Un salto che sfida la morte/Questo mondo plumbeo trasformatosi in oro/Si verifica un autentico miracolo") e che, curiosamente, ricorda il titolo di una quasi omonima canzone di Perry Como.

Nei due bis, “The Waltz” suona come un valzer suonato in modo rallentato, con una carica evocativa che sospende in modo onirico la tensione fin qui accumulata, mentre la conclusione è affidata alla dirompente “Litebulb Overkill”, dove il violino di Reininger si inerpica su scale ascendenti e le tastiere completano efficacemente il brano disegnando sequenze melodiche.

In conclusione, un concerto notevole, con una band in perfetta forma di splendidi sessantenni che si spera possano presto tornare nel nostro paese, da loro a tal punto ben conosciuto che hanno spesso presentato i brani in un italiano quasi impeccabile.

Pubblicato in: 
GN7 Anno VII Numero di Natale 18-25 dicembre 2014 Auguri!
Scheda
Titolo completo: 

TUXEDOMOON
Live

Roma – Auditorium Parco della Musica - Fondazione Musica per Roma

Venerdì 12 dicembre 2014 - ore 21,00 - Sala Petrassi

Steven Brown: voce, piano, tastiere, sax e clarinetto
Blaine L. Reininger: voce, violino, viola e tastiere
Peter Principle: basso e programmazione
Luc Van Lieshout: tromba, flicorno e armonica
Bruce Geduldig: proiezioni e messa in scena

Setlist

Dorian (da Pink Narcissus)
Nervous Guy (da Scream with a View)
Time to Lose (da Suite En Sous-Sol/Time To Lose/Short Stories)
A Home Away (da Cabin in the Sky)
Muchos colores (da Vapour Trails)
Toreador del Amor (da Pink Narcissus)
Willie (da Pink Narcissus)
Cagli Five-0 (da Cabin in the Sky)
In the Name of Talent (Italian Western Two) (da Desire)
Annuncialto (da Cabin in the Sky)
Still Small Voice (da Vapour Trails)
Everything You Want (da Pinheads on the Move)
KM/ Seeding the Clouds (da Half Mute)

Encores:
The Waltz (da Holy Wars)
Litebulb Overkill (da Desire)
 

Voto: 
9