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Santa Cecilia in Cavea. Carmina Burana, o della oscillante Fortuna
La stagione nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone è partita il 15 luglio alle ore 21con il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia guidato da Piero Monti, e con i Solisti: Sara Fiorentini (soprano), Marco Santarelli (tenore), Massimo Simeoli (baritono) con i Carmina Burana di Carl Orff (1895-1982) nella versione per soli, coro, percussioni e due pianoforti.
I Carmina Burana di Carl Orff fanno parte di un trittico detto i Trionfi che giustamente il compositore monachense (1895-1982) ritiene il suo capolavoro: la trilogia sul tema dell'amore composta dai sovracitati Carmina Burana, dai Catulli Carmina e dal Trionfo di Afrodite, concepiti come ludi scenici, ovvero uno spettacolo di canto, danza e teatro, hanno avuto la loro prima alla Staatsoper di Francoforte l'8 giugno 1937 e da allora non si è mai alterata la loro presa sul pubblico tutto. Nati dai testi goliardici di clerici vagantes conservati nel Monastero di Benediktbeuern (da qui proviene il termine “burana”) nell'Alta Baviera, nel Codex Latinus 4660 o Codex Buranus del 1230, si trovano tuttora a Monaco nella Staatsbibliothek.
I canti sono divisi in tre parti e sono in latino e tedesco. Il prologo, ripreso alla fine, è dedicato alla Fortuna, difatti essi sono dedicati all'amore ed ai rovesci della fortuna (Dea), correlativo oggettivo del diatonismo ostinato della musica di Orff.
Molto ha fatto per diffonderli nel Novecento il film Excalibur di John Boorman del 1981, che annovera inoltre anche la Marcia funebre da Die Götterdämmerung, il preludio dal Tristan und Isolde e dal Parsifal, tutti drammi musicali di Richard Wagner -.Queste celebri sezioni sono: Fortuna Imperatrix Mundi, con il celeberrimo O Fortuna e Fortunae plango vulnera; il Primo Vere; Uf dem Anger ed ovviamente, data l’ubicazione dei Canti, In Taberna, con In taberna quando sumus e la ripresa di O Fortuna.
Il possente Coro di Santa Cecilia, come dicevamo, diretto pregevolmente dal Maestro Piero Monti con grande slancio, non solo ha trascinato il pubblico ad applaudire tra una sezione ed un'altra, altresì ha reso evidenti le voci dei solisti, dialogando perfettamente con il baritono Massimo Simeoli, il soprano Sara Fiorentini e Marco Santarelli tenore: dopo il primo ed il secondo come controtenore, Sara Fiorentini ha limpidamente carezzato con forza e tempra il testo. Grandissimo successo di pubblico che sa perfettamente che i rovesci della Dea Fortuna son sempre inaspettati, come ci ricordano le liriche di Fortune plango vulnera (in italiano Piango le ferite inferte dalla fortuna). Carezziamoci con i doni dell'oggi, come direbbe Messer De Medici.
La ruota della Fortuna gira:
io scendo, ormai annientato,
[mentre] un altro è portato in cima
esaltato oltre ogni dire.
[Ma] il re che siede in cima
deve temere la caduta,
infatti sotto l'asse si legge
"Regina Ecuba".