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Star Wars Rogue One. La fantascienza è donna
In attesa dell'ottavo capitolo della saga ufficiale, arriva al cinema il primo degli spin off ambientati nel mondo di Star Wars, Rogue one, prequel del primo capitolo del 1977 (diventato poi il quarto), che racconta la missione dei ribelli che rubano i piani della Morte nera, finendo dove inizia Una nuova speranza.
Il regista Gareth Edwards e gli sceneggiatori Chris Weitz e Tony Gilroy si confrontano quindi con un universo già definito, in cui si sa come si sono evoluti gli eventi, ma nello stesso tempo con una storia da scrivere in maniera indipendente, un microcosmo da inventare e che resta per sua natura autoconclusivo.
Rogue one racconta quindi l’epopea di un manipoli di eroi plurietnici e pluriforma, senza prospettive ma capaci di portare speranza e trovare gloria, capitanati da Jyn Erso, ragazza grintosa ma già provata dalla vita, che ha visto da bambina la madre uccisa dalle truppe dell’Impero e il padre scienziato Galen costretto a diventare un collaborazionista, che decide di portare a compimento la vendetta del padre, che ha nascosto nella Morte nera un punto debole che sarà fondamentale per gli sviluppi successivi della storia.
Se Il risveglio della forza poteva essere divertente ma restava legato allo schema di film per ragazzi e riproponeva al femminile la presa di coscienza di Luke Skywalker, Rogue one si presenta fin dalle prime battute come un film adulto, con poca speranza, una storia di combattimento e di guerra, con strizzate d’occhio a classici che spaziano da Kubrick a Spielberg passando per Kurosawa, alla ricerca di una possibilità contro un potere che opprime e distrugge.
Il tema del protagonismo femminile non è nuovo nella fantascienza, uno dei generi più attenti e femministi da decenni, e in Star Wars in particolare dove già Leia, che riappare con Carrie Fisher (purtroppo appena scomparsa) giovane grazie ad un trucco al pc (come il Tarkin di Peter Cushing), aveva già dato il suo apporto ad una nuova visione di eroina. Jyn però non è una principessa in cerca di speranza e combattenti, né una fanciulla affamata di giustizia e di un mondo migliore che vedrà le sue speranze sparire come la Padme di Natalie Portman, e nemmeno un’eroina per caso come Rey: è una giovane donna indurita dalla guerra, come i suoi compagni di avventura, che hanno fatto cose non sempre belle, ma che vogliono provare a sperare un mondo migliore, costi quel che costi.
Efficace anche il cast, dove alla grintosa Felicity Jones, qui Jyn dopo essere stata scienziata pazza in Inferno, si affiancano il messicano Diego Luna, il mercenario Cassian Andor, diverso dallo spaccone Han Solo, eroe tragico e dolente; il carismatico Mads Mikkelsen, scienziato in cerca di redenzione tramite la figlia, gli orientali Donnie Yen e Jiang Wen e il rapper di origini pakistane Riz Ahmed, a ricordare che il fantastico, anche in tempi di odi e guerre etniche nella vita reale, parla alla fine di amicizia e collaborazione tra persone diverse per un bene comune. Un messaggio non da poco, nascosto in un film che appassiona e diverte, ma a tratti offre spunti.
Il prossimo anno torneranno Rey e compagni, poi sarà la volta di un’altra storia a se stante nell’universo di Star Wars: ma Jyn e i suoi sanno entrare nel cuore degli appassionati e d’ora in poi nella mitologia di Guerre stellari saranno quelli che hanno rubato i piani della Morte nera rischiando il tutto per tutto.