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Orvieto Teatro Mancinelli. L'arcano oscuro di Musorgskij
Prima di chiudere con una kermesse di brani d Berlioz a Joplin con quattro fagotti, il Festival Valentiniano di Orvieto al Teatro Mancinelli ha offerto un concerto sinfonico diretto dal M° Carlo Frajese e l’Orchestra Filarmonica di Bacau (Romania), che ha un organico di 70 elementi. Il programma della serata ha aperto con l’ouverture op. 84 Egmont di Beethoven, la Italienische Symphonie dì Mendelssohn e Pictures at an Exhibition di Musorgskij orchestrata da Ravel.
L’ouverture di Beethoven dedicata a Lamoral di Egmont, condottiero fiammingo giustiziato sulla Grand Place a Bruxelles il 5 giugno 1568 per non abbandonare la patria al Duca D’Alba come fece invece il Principe di Orange, è particolarmente struggente nella sua melodia portante, malinconicamente decisa nei toni gravi. Il nostalgico dipinto degli archi che apre l’opera che Beethoven scrisse per Goethe e composta tra 1809 e 1810, si ritrova soprattutto nei “toscaniniani” modi di Carlo Frajese mentre dirige l’Orchestra Filarmonica di Bacau.
La Sinfonia n.4 in la maggiore op. 90 di Mendelssohn-Bartholdy, soprannominata “Italienische”, ovvero italiana, è ispirata dalla visita delle città italiane, in special modo nel secondo movimento, Andante con moto, che rievoca direttamente una processione funebre a cui il compositore assistette a Napoli. Il Grand Tour che fece Mendelssohn si svolse per tutta Europa tra 1829 e 1831, toccando Roma oltreché Napoli: da queste visite procede la composizione in due stili danzanti, saltarello e tarantella, di cui uno viene rievocato esplicitamente nel titolo del quarto movimento, Saltarello – Presto. Osservando gli affreschi delle ore sul soffitto del Teatro Mancinelli di Orvieto, si entra in una armonica sintonia fin dal primo movimento, il celebre Allegro vivace che apre la sinfonia e trova maggiormente a suo agio l’orchestra soprattutto dal secondo movimento. Altisonante e sicura la direzione del M° Frajese soprattutto nei Presto.
Costruita intorno ad una visita di Modest Musorgskij all’esposizione di quadri dell’amico Victor Alexandrovich Hartmann (1834-1873) morto a 39 anni, Pictures at an Exhibition è una composizione scritta per due pianoforti nel 1874 – straordinaria la versione di Evgeni Kissin (Mosca 1971) registrata nel 2002 per la RCA - e che ha orchestrato per la prima volta Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov con profondo disappunto di Musorgskij, e di cui non si trova la trascrizione in circolazione, forse proprio per l’anatema di Musorgskij (sic!). L’orchestrazione di Maurice Ravel invece, composta nel 1922, fu eseguita nel 1929 per la prima volta, riscontrando un successo degnamente imperituro. Con alcune modifiche all’orchestrazione, in Il vecchio castello e Catacombae (necessarie per la mancanza di alcuni elementi strumentistici), si nota da principio che il respiro dell’Orchestra è profondamente più alare - nonostante le difficoltà dovute all'acustica del teatro - e gli stessi legami tra i diversi brani del percorso della mostra, ovvero le Promenade, le passeggiate tra un quadro e l’altro, si svolgono con una partecipazione completa nell’esecuzione dell’opera. La direzione di Frajese, iniziata da seduto, si divarica verso vette che fendono l’andamento centrale e si rivelano in potenza nei brani scuri ed arcani come Gnomus, Bydlo, Samuel Goldenberg e Schmuyle e Cum mortuis in lingua mortua, per finire nel reboante barocco della Cabane briosa e feroce, immortalandosi in La Grande Porta di Kiev.
Per Pictures at an Exhibition sono da segnalare in particolare la versione rock progressive di Emerson Lake and Palmer che dà il titolo al loro album del 1971, alternato alle composizioni del trio; e quella di Isao Tomita che, come per The Planets (2003) di Holst e molte altre, ne elaborò un riarrangiamento elettronico nel 1975.
Il nuovo lavoro del M° Frajese, la cui composizione è già ultimata, è proposta per un’azione drammatica per due attori da registrare in video ad accompagnare la musica per orchestra di La Teoria di Schönberg.